Luigi Grassi – L’estate, forse 9

(…) o si è assunti in cielo o si precipita.

L’estate forse di Luigi Grassi
Bianco _ Cold Landscapes di Massimo Pastore
Antonella Raio guest artist

Vernissage: sabato 19 marzo 2011 _ h 19 > 23 Galleria PrimoPiano Via Foria 118 Napoli

Visiting: martedì > venerdì dalle 15:30 alle 19 – sabato e domenica su appuntamento

La galleria PrimoPiano è lieta di presentare la doppia personale dei fotografi/artisti Massimo Pastore e Luigi Grassi con la partecipazione di Antonella Raio (scultura), in un progetto curatoriale di Antonio Maiorino. Commento musicale originale composto da Mario Petrecca.

Accade, raramente, che un comune sentire si trasformi in Manifesto latente – meraviglioso ossimoro – che ci fa rilevare una linea continua tra artisti solo apparentemente distanti per formazione, età o mezzi espressivi. Questi artisti nuovi rompono sovente la tensione epica stabilendo una distanza critica nel rapporto con la ‘storia’ e svelando la verità della finzione narrativa. Qualcosa d’impalpabile sfugge, elementi magici che, sebbene descritti realisticamente, producono uno straniamento nei destinatari. Definiti neorealisti magici poiché giocano apertamente con la realtà ben consapevoli di un’impossibilità di compiutezza o totalità, rinunciando all’organicità, all’arbitrarietà del realismo. La contemporaneità di diversi protagonisti e delle loro umanità attraverso la performance solipsistica di Pastore nelle opere fotografiche Bianco – Cold Landscapes, ci riportano ad un parallelismo assurdo e casuale, con probabili punti di incontro che solcano la stessa traccia dell’assurdo e del volutamente reale. Un pendolarismo temporale ci conduce a personaggi che vivono o non vivono più, che non avrebbero mai potuto contemporaneamente essere in quel luogo. Sebbene nelle storie esposte ci siano indubbie relazioni tra i personaggi esse scompaiono trasformando il reale in una serie di monadi e di punti di vista. I soggetti sono lo spazio stesso. Con la soppressione del tempo oggettivo e traghettando i personaggi all’interno della psiche il reale si espone in maniera allucinata e bianca dove l’unico vero ordine è quello analogico del bianco e delle vesti (o di un’unica veste uguale per tutti). Il continuo sdoppiamento del soggetto è evidentemente non spiegabile oppure si delinea come onirica ossessione o ancora come analisi psicologica. Probabile sia dissociazione di un’anima. Lo sdoppiamento attraversa anche l’opera di Luigi Grassi, L’estate, forse. Un titolo tutto letterario che è l’incipit di un attraversamento psicologico del rapporto con il padre. Un’indagine che attinge esplicitamente da un’elaborazione di punti di vista che si lasciano condurre dalla parola. Ancora una volta si farà appello al realismo magico kafkiano, all’inestinguibile fuoco de’ La Metamorfosi dove il padre diviene figlio e il figlio si trasforma in padre in una continua dualità che Grassi sente propria. La tensione nelle foto di Grassi non è mai data dall’esposizione del tormento, il conflitto si dirada con magica impalpabile eleganza. Nello stesso titolo il pendolarismo temporale, l’impossibilità di narrare in maniera cronologica, l’incapacità di definire una stagione nella sua pienezza solare. Nella scultura Il salto, Antonella Raio riprende il tema del doppio, un narciso che non si ammira più languidamente nello specchio d’acqua ma che sembra volerlo sfidare. Un giocoliere di memoria donghiana che però non vuole stupire lo spettatore ma indagare sul proprio io duellando con l’immagine di un non-io. La forza di questi artisti è quella di avere manifestamente riportato in primo piano la necessità di una narrazione composita non scomposta, un’avanguardia che ritrova in antichi dimenticati maestri un punto di partenza utilizzando tecniche e mezzi contemporanei, senza timore di essere tacciati di passatismo o di svilimento di una presunta classicità che spesso la fotografia e la scultura presumono di possedere come elemento ontologico e immodificabile.

Antonio Maiorino

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